IL CASTELLO DI MONTEGIARDINO
Il castello di Maniago anticamente veniva chiamato Montegiardino.
Il castello sorgeva nel territorio sulla destra del Tagliamento ai piedi del M.Jouf in questa zona si incrociavano le strade che collegavano i paesi della pedemontana con i passi che conducevano a Nord verso il bellunese e il tarvisiano.
Il castello sorse in quel luogo perché era in un posto di controllo e di pagamento delle tasse del patriarcato di Aquileia .
La prima notizia ufficiale sulla giurisdizione di Maniago si trova nel diploma di Ottone 2° che donò al patriarca di Aquileia, Rodoaldo, il territorio di Maniago.
Al finire dell’XI secolo esisteva già il castello di Maniago, ma non si conosce la data precisa della sua costruzione.
Il patriarca divise il territorio di Maniago in due parti: ne concesse una all’abbazia di Millstat in Carinzia e l’altra, che comprendeva anche 2 torri del castello, ad un gruppo di famiglie che si chiamarono “ di Maniago”.
Il castello subì un attacco nemico per la prima volta nell’anno 1216 ad opera di Ezzelino II da Romano e Vecellone da Camino, ma gli aggressori vennero respinti.
I possedimenti dei Signori Maniago erano così vasti che loro stessi ne diedero una parte in feudo di abitanza alle famiglie di Pinzano, Flagogna e ai fratelli Vidulino e Tussa.
Nel 1309 i Signori di Fanna attaccarono il Castello per questioni di confini e per la proprietà di territori da utilizzare per il pascolo del bestiame. Anche questo attacco venne respinto e gli aggressori imprigionati.
Dal 1311 al 1319 il castello subì gravi danni da parte dei Signori di Pinzano e di Porcia, ma nel 1319 Galvano di Maniago giurò al Capitano Generale del Patriarca di fare tregua con quei Signori e suo fratello Volveno si accordò col Comune per la costruzione di mura di ampliamento di rafforzamento del castello.
Nel 1333 il patriarca Bertrando concesse a Galvano di Maniago la sua residenza presso il castello, così egli potè avere nelle sue mani quasi tutto il fortilizio, del quale farà parte anche la chiesetta di San Giacomo nel 1355.
Nel 1377 Nichilo, figlio di Galvano, ricevette dal Patriarca Marquardo l’intera proprietà del castello, borgo, fortilizio, torre, girone e palazzo.
Nel 1385 al 1387 il castello subì diversi attacchi nemici e un incendio provocato dall’incuria di una venditrice di focacce.
Nel giugno del 1420 i Veneziani occuparono il territorio di Maniago e poco tempo dopo Bartolomeo di Maniago giurò fedeltà alla Serenissima repubblica di Venezia ricevendone in cambio l’investitura a vita del feudo.
Nel ‘500 il castello subì molti danni a causa di violenti terremoti e venne gradualmente abbandonato. I Signori andarono ad abitare nei palazzi che si erano costruiti ai piedi del colle degli olivi e in piazza.
Nel 1630 con la morte di una signora anziana il castello restò definitivamente disabitato.
Il Castello dopo il terremoto del 1976
Nel 1976 in Friuli si è verificato un forte terremoto che ha colpito anche la zona di Maniago.
Naturalmente anche le mura del castello hanno subito gravi danni.
L’amministrazione comunale di quegli anni ha deciso di intervenire sulla zona del Colle degli Olivi per recuperare la struttura del castello. Si legge infatti nel progetto che “l’interesse delle disposizioni di legge viene finalizzato al recupero dell’elemento superstite delle antiche connessioni tra il castello e il sottostante nucleo centrale di Maniago.”
Il progetto prevedeva la sistemazione solo di alcune parti “non essendo possibile per ragioni di spesa realizzare il recupero completo .”
Nel restauro l’attenzione maggiore è posta per i muri in pietra per cui viene scelta “la soluzione conservativa per le parti di maggior pregio; per gli altri muri si provvederà alla loro ricostruzione sulle tracce dei muri già esistenti.”
Si pensa anche di illuminare la zona con tre componenti moderni, i lampioni.
Attraverso questi interventi oggi possiamo godere della bellezza della facciata esterna e della Chiesetta di S. Giacomo. Questa Chiesetta é già ricordata nel 1291 quando, il 30 marzo, Benvenuta vedova di Odorico Folchero di Maniago lascia in eredità sei soldi per la manutenzione. Rispetto al castello, che col passare dei secoli, tra incendi e terremoti, va sempre più in rovina, la Chiesa subisce sorte diversa.
Tra il 1749 e il 1759 viene parzialmente restaurata, finchè nel 1948 si procede al totale ripristino.
È una Chiesetta alquanto suggestiva a pianta rettangolare, il tetto è retto da travi a vista. Sulla facciata e sul lato sinistro della Chiesetta si aprono delle feritoie. Sempre sulla facciata si alza un campaniletto a vela con un foro in cui è inserita una campanella.
All’interno troviamo parti di affresco, tre rilievi e una lastra tombale in marmo del 700. È stata restaurata più volte ma non si è mai modificato l’aspetto primitivo. Secondo noi sarebbe il caso di intervenire anche nella zona interna dove sono rimaste delle mura basse che delimitano le aree degli edifici e delle torri interne come la “Turris Alba” e la “Turris Fracta”, il palazzo patriarcale e le carceri.
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