PALAZZO D'ATTIMIS
Villa Attimis
Villa Maniago è situata sulla piazza principale della
cittadina ed è circondata da edifici moderni e tipicamente urbani .
Più che una villa si può definire un palazzo .
Il centro dell’edificio è accentuato da un largo portale che permette l’accesso al cortile situato dietro la casa .
Al piano nobile la parte centrale è ornata da una serie di tre finestre.
Le finestre lineari presentano semplici cornici ed una base leggermente sporgente, con una dritta cimosa.
La posizione delle finestre ci fa capire l’interno .
A fianco del salone centrale troviamo in una sequenza lineare degli ambienti laterali, uniti da una serie di stanze.
Dietro la casa padronale ci sono altri fabbricati, sul lato destro c’è una grande ala dalla planimetria irregolare, dove trovano posto ambienti rustici.
Sul lato sinistro c’è la grande scuderia, già da tempo in possesso del Comune che l’ha adibita a biblioteca. A sinistra dell’edificio principale sorge una grande cappella rivolta alla piazza, con un ingresso laterale collegato al palazzo.
Dietro la villa si staglia la prima dorsale montana delle Alpi su cui sorge l’antico castello dei Conti di Maniago, una residenza scomoda, alla quale si preferì una casa in pianura.
Il parco collega ancora oggi i due edifici, pur non essendo rimasto molto del castello dopo vari terremoti .
Quando il paese crebbe fino a divenire una cittadina, la villa assunse il carattere di un palazzo. Questa evoluzione, diversamente da molte ville venete di paese, fu favorita da alcune caratteristiche del complesso come la struttura.
Come tutte le tipiche case padronali friulane, si trovava direttamente sulla piazza, circostanza che, fino a 100 anni fa, significava non avere un giardino o un cortile davanti alla casa, ma sul retro. In questo palazzo c’era la cancelleria dei Conti, dalla quale si amministravano i proventi dei diritti feudali della zona, qui si pagavano i tributi e si amministrava la giustizia, era anche residenza di campagna di una famiglia patrizia che trascorreva buona parte dell’anno in città. La posizione della villa è motivata dalla funzione e dalla storia dell’edificio.
Era il nuovo castello del signore del paese.
Il Signor Tramontina racconta...
I Conti D’Attimis erano proprietari di gran parte dei terreni del Comune di Maniago.
Le loro proprietà si estendevano oltre Campagna, fino a Vivaro e Basaldella.
Queste terre venivano date a famiglie di contadini che le lavoravano in mezzadria.
Che cos’è è la mezzadria?
E’ un sistema per cui il prodotto coltivato è diviso tra il proprietario (Conte) e il contadino che lo coltiva (mezzadro).
Il Signor Tramontina apparteneva, un tempo, ad una famiglia di mezzadri di Campagna.
“Io appartenevo ad una delle famiglie più numerose del paese, i Candido. Eravamo ben 56 in famiglia e questo dava tante braccia al Conte per il lavoro nei campi e tanti problemi ...in cucina. Il pentolone della polenta, a quel tempo cibo quotidiano, era tanto grande che, per mescolarla serviva la forza di tre uomini. Il nostro lavoro era regolato dalle stagioni, era duro, fatto di forza fisica, ma permetteva di stare “tutti insieme” e questo dava allegria. Cominciavamo con i bachi da seta dai quali, in Primavera, si ottenevano i bozzoli per la filatura. Si passava poi alla raccolta di frumento e segala. Il granoturco, seminato in maggio, dava i suoi frutti verso ottobre, novembre. Tutta l’estate “ si faceva “ fieno, foraggio per le stalle. Non mancavano animali da accudire: galline, conigli, tacchini ,oche, maiali, mucche, pecore... Il latte della mungitura veniva portato giornalmente in latteria per la lavorazione. Il fattore dei Conti passava in latteria e prelevava la quota dovuta di latte e di formaggio ottenuto. Tutti i prodotti, frutto del nostro lavoro, andavano divisi a metà con il Conte. Con la metà che spettava a noi, dovevamo pagare tutte le spese, alla fine perciò restava ben poco, per cui la vita in famiglia era dura.Meno male che c’erano le uova! Erano di nostra proprietà e, vendendole, compravamo: caffè, zucchero, tabacco per fumare....cose che la nostra terra non produceva. I raccolti venivano portati a palazzo con i carri che entravano dal portone attraverso il quale siete entrati anche voi; consegnati al fattore di fiducia dei Conti, venivano sistemati nei vari locali .
Dove ora c’è la pizzeria, a Natale e Pasqua, si portavano al Conte i doni:il miglior tacchino, l’oca più grossa...e...in cambio, il capofamiglia era ospite a pranzo e poteva portare con sé un figlio.
Era l’occasione buona per un ricco pranzo. Infatti, il nostro menù quotidiano era piuttosto scarso: tanta polenta, verdura di campo, poco formaggio e, ogni tanto, qualche musetto o altro prodotto del maiale. I Conti, per noi, erano personaggi importanti. Li trattavamo con molto rispetto. Con noi..” mantenevano le distanze”. Io ho lavorato per loro e non solo da mezzadro, con me sono stati gentili. Io ho conosciuto la Contessa Teresa: era molto riservata, non si mescolava mai alla gente, seguiva anche la messa dal suo balcone privato, il matroneo della Chiesa della Madonna, collegato al palazzo. Ogni tanto, si diceva, andava in visita nelle case dei suoi mezzadri e controllava nelle pentole quanto cibo cuocesse. Trovava sempre che....era troppo. Si diceva invece che, sua cugina, la Contessa Maniago, aveva la stessa abitudine, ma sosteneva che il cibo per un uomo che lavora doveva essere più abbondante. I Conti non abitavano solo a Maniago, curavano anche le loro proprietà a Buttrio, dove avevano le viti che producevano ottimo vino richiesto dai migliori alberghi tedeschi. Il Palazzo, durante la loro assenza, era custodito dai fattori.
Durante l’ultima guerra venne lasciato e, dal 1946 al 1955, fu utilizzato come ospedale.
Al piano terra c’erano gli ambulatori, al primo piano un camerone e due stanze singole che corrispondevano alle camere dei Conti e nel sottotetto le stanze per le Suore e i locali di servizio (stireria, depositi...) Quando l’Ospedale si spostò fui proprio io ad imbiancare a calce tutte le stanze del palazzo e rimetterle in ordine. Come paga per il mio lavoro ebbi dai Conti il terreno sul quale sorge ora la mia casa a Campagna.
Il sistema della mezzadria, dopo la guerra, stava tramontando così gli Attimis vendettero alcune delle loro terre. Comprai dai Conti anche due bellissime poltrone che mostro con orgoglio.
Il piano terra del palazzo, anche se parzialmente, è sempre stato utilizzato: ha ospitato la “pesca di beneficenza” durante i festeggiamenti di settembre, la macelleria Polesel, varie Banche. I piani superiori sono a poco a poco caduti in rovina ed oggi avrebbero bisogno di un buon restauro....”
Teresa Zanetti racconta...
La mia famiglia era al servizio dei Conti d’ Attimis dal 1900. Io ero una mezzadra finchè non passai a lavorare direttamente nel palazzo, come aiutante della moglie dell’amministratore. Questo avvenne dal 1944 circa fino al 1948. Mi occupavo del bucato e panni da lavare erano molti. Aiutavo anche a sistemare il giardino, l’orto, il granaio del palazzo. Uno dei miei compiti era quello di “incoconar” le oche. Dovevo farle mangiare molto, le afferravo e le costringevo ad ingoiare il loro pastone in modo che ingrassassero che il fegato diventasse enorme. Tutto questo serviva per avere in cucina piatti squisiti. Talvolta aiutavo la cuoca nella grande cucina che era collegata alla sala da pranzo da una finestrella attraverso la quale si passavano i piatti alla cameriera che serviva i signori a tavola.
Il palazzo era molto grande, con stanze ampie, ben diverso dalle case in cui noi abitavamo. La Contessa Teresa voleva che tutto fosse tenuto con molta cura: nel salone e nelle camere c’erano bei mobili e lampadari di cristallo, nel giardino fiorivano le rose e nell’orto crescevano molte verdure che erano sorvegliate anche dalla cuoca. La Contessa infatti sosteneva che una brava cuoca doveva essere ortolana. Nella stalla c’erano tante mucche che venivano portate in malga sul monte Joûf, lassù si faceva anche il formaggio che con i muli veniva poi portato a palazzo e riposto nelle cantine. In cantina si conservava ogni cosa, persino la carne in vasi di vetro, coperta di grasso perché a quei tempi non c’era il frigo. Io ricordo bene la Contessa: era molto religiosa, teneva sempre il Rosario in mano e pregava. A palazzo viveva anche suo cognato Alfonso che possedeva un cavallo da cavalcare per puro divertimento: un lusso ai nostri occhi.
150 ITALIA